Il Vangelo (Riflessioni)

La Settimana Santa

Inizia con la celebrazione della Domenica delle palme la settimana santa durante la quale ogni cristiano è invitato a percorrere gli ultimi giorni terreni del Figlio di Dio. E’ il momento che aiuta il discepolo di Gesù a fare un bilancio della sua quaresima vissuta alla luce della Parola di Dio.

Gesù entra in modo trionfale nella città santa che si prepara a celebrare la Pasqua annuale. Momento importante per la comunità ebraica che viveva nel mondo allora conosciuto. Molti ebrei che vivevano all’estero approfittavano di questa festa per fare rientro in patria. Non solo per motivi religiosi, ma anche commerciali e familiari. Questo ci viene confermato dagli Atti degli apostoli quando parlano della festa di Pentecoste, 50 giorni dopo la Pasqua. Se questa festa attirava tanta gente, figuriamoci quella della Pasqua, la festa fondamentale per il popolo dell’Alleanza.

Gesù è conosciuto dalla gente perché lo ha incontrato, ascoltato e visto operare prodigi a favore dei malati. Senza forse, molti avevano fatto un tratto di cammino con Lui ed i suoi discepoli mentre si recava a Gerusalemme.

Viene accolto dai semplici come il Re di Israele, il Figlio di Dio, come Colui che viene nel nome del Signore. I Capi del popolo, la classe sacerdotale, i capi politici, non vedono di buon occhio tutto questo e cercano di bloccare l’entusiasmo anche perché la paura di qualche repressione da parte dei romani, in quei giorni, presenti in Città in modo massiccio. La paura di qualche ribellione era molto grande. Gesù non ha nessuna velleità di queste cose politiche: “il mio regno non è di questo  mondo” dirà a Pilato che lo interrogava.

Gesù passa qualche ora con i suoi amici a Betania dove continua la sua diatriba con i farisei che non vogliono accettarlo come l’inviato di Dio. Maria, sorella di Lazzaro, gli unge i piedi con il profumo costoso che suscita la critica di Giuda Iscariota che cova nel suo cuore il tradimento. Forse deluso dal modo di fare del suo Maestro che non approfitta della situazione per conquistare il regno rovesciando il potere romano.

Gesù invita i suoi a prepararsi a celebrare la cena pasquale dove si rivelerà in maniera chiara come l’Agnello sacrificale per dare la salvezza a tutti coloro che lo accoglieranno nella loro vita. Durante la cena Gesù dà una testimonianza visibile del suo essere presente in mezzo a noi.. Lavando i piedi ai suoi discepoli, fa capire che i suoi seguaci devono servire per fare crescere i propri fratelli. Come si è comportato Lui, anche noi dobbiamo comportarci. Non cercare il primo posto per il semplice “potere”, ma per essere strumento di aiuto agli altri. Durante la cena si consuma la decisione di Giuda di consegnarlo ai nemici.

Ma l’attenzione non è su quest’atto umano, ma su quello divino e cioè quando Gesù spezzando il pane e condividendo il calice del vino (sacramento dell’Eucarestia) si consegna per sempre nelle mani dei suoi apostoli che diventano suoi continuatori (sacerdozio) non solo nella predicazione, ma nello spezzare il pane della vita. Egli, il sommo sacerdote, coinvolge i suoi in questo ammirabile mistero d’amore. Anticipa in maniera simbolica quello che sarà poi vissuta in maniera visibile sulla croce. Dare la vita perché altri l’abbiano in abbondanza.

La preghiera nell’orto degli ulivi è il segno dell’angoscia dell’uomo di fronte al mistero della morte. L’abbandono da parte dei suoi, l’arresto, il processo di fronte al Sinedrio è il segno di quanto il “mondo” odia Gesù. Il male (mondo) non accetta il bene; le tenebre (incapacità di comprendere) non vogliono la luce (aiuto di Dio); la morte non accetta la vita. Già all’inizio del Vangelo, Giovanni, aveva annunciato tutto questo con l’affermazione che nonostante tutta questa ostilità, Gesù vince il mondo.

La consegna di Gesù nelle mani del potere umano è il segno della politica più abbietta. I Capi del popolo che vedevano i Romani come fumo negli occhi, non si vergognano di mentire (Cesare è il nostro re) pur di arrivare al loro scopo: eliminare lo scomodo personaggio. La folla, comprata, urla senza sapere quello che dice. Dimenticano tutto quello che avevano visto e sentito d quell’uomo ridotto ad un ammasso di sangue dopo la flagellazione.

Gesù, abbandonato da tutti, affronta con serenità la via della croce. Durante la quaresima, abbiamo celebrato il rito della via crucis dove la pietà cristiana non solo osserva, ma segue Gesù nel tragitto verso il Calvario. Gesù incontra persone, si fa consolare dalla Veronica, soffre dell’indifferenza ed insulti da parte di tante persone ed alla fine subisce la morte. Esempio per tutti coloro che vogliono essere veri discepoli di questo Maestro e Signore.

Il momento della croce, dell’agonia su quello strumento orribile di morte diventa simbolo dell’umanità che soffre a causa della violenza, spesso cieca, prepotente, frutto di una certa parte dell’umanità che non trova mai pace finché non abbatte in maniera definitiva (così credono loro) l’odiato nemico che in maniera forte denuncia i loro giochi sporchi.

Gesù vive queste ultime ore in maniera forte ed imprevedibile da parte di tutti. Chiede al Padre di perdonare coloro che lo hanno inchiodato perché non sanno quello che fanno, dona il perdono al brigante pentito e che cerca di difenderlo dall’assalto delirante del suo collega. Sembra così strano, ma proprio nel momento della morte si accorge di aver sbagliato tutto, ma è ancora in tempo a chiedere di essere perdonato. Non è per questo che Gesù è venuto sulla terra? A cercare la pecorella perduta? A risanare i malati, a perdonare i peccatori?

Il dono della propria madre all’umanità che accetta di svolgere la sua nuova missione con la stessa disponibilità che aveva rivelato diventando la madre di Dio. Colei che aveva dato se stessa per fare entrare Dio nell’umanità, si dona perché l’umanità possa entrare nella divinità. Madre del Santo, diventa madre dei peccatori.

La preghiera del sofferente diventa grido forte al Padre: “perché mi hai abbandonato?”  Come nell’orto aveva chiesto di essere risparmiato dalla sofferenza, ma si abbandona totalmente nelle mani del Padre, così ora. “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito.” Ciò che tu vuoi, lo voglio anch’io.

Il pietoso ufficio della sepoltura ci pone l’immagine, lasciataci dal giovane Michelangelo nella “Pietà”. La madre che accoglie nel suo grembo colui che dal suo grembo uscì. Allora per la vita, ora morto. Quanto silenzio di fronte a così grande mistero della sofferenza accolta come redenzione. Quante domande da parte di Maria, delle altre pie donne e dagli uomini che stanno preparando in fretta quel corpo per la sepoltura.

5° Domenica di Quaresima

L’evangelista Giovanni ci porta ai giorni ormai vicini alla passione di Gesù.

Viene esaltata la grande amicizia di Gesù con una famiglia composta di tre fratelli, Lazzaro, Marta e Maria che vivevano a Betania. Un giorno Gesù arrivò con il suo seguito e si autoinvitò a pranzo. C’era una gran daffare per la povera Marta che chiese a Gesù di dire a sua sorella Maria di darle una mano. Gesù invece lodò Maria, che era seduta ai suoi piedi, per ascoltare la sua parola. Certo, il modo di fare di Gesù era diverso da quello di Marta!

Gesù era lontano da Gerusalemme quando gli viene detto che Lazzaro era molto malato, agonizzante. Non corre subito al suo capezzale, ma si intrattiene ancora lontano dall’amico sofferente. Quando decide di andare, ormai era troppo tardi. Lazzaro era già morto e sepolto da quattro giorni.

Al suo arrivo viene contestato prima da Marta: “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” e poi da Maria che gli ripete la stessa accusa. Ma Gesù chiede ad entrambe di professare la loro fede in Lui che si proclama la resurrezione e la vita. La gente, sempre pronta a criticare gli muove la stessa critica.

Gesù prega il Padre sia per lodarLo che per chiedere di essere fedele alla sua missione.

4° Domenica di quaresima

L’evangelista Giovanni prende il posto di Matteo. Il quarto vangelo sarà al centro della riflessione d’ora in poi fino alla fine del tempo pasquale. Nel brano odierno, il cieco nato, vi è un miracolo con il conseguente insegnamento. Gesù è la luce del mondo in quanto porta alla pienezza la rivelazione del vero volto del Padre e quindi dell’uomo.

Gesù incontra un cieco dalla nascita che suscita immediatamente la domanda: chi ha peccato, lui o i suoi genitori? Così pensavano i giudei. Chi pecca merita un castigo. Gesù spiega che questo modo di pensare era completamente sbagliato. La cecità di questo uomo era occasione per permettere a Dio a manifestare la sua potenza.  Gesù impasta del fango (ci riporta all’opera del Creatore quando plasmò l’uomo dal fango) e lo spalma sugli occhi del cieco chiedendogli di andare a lavarsi nella piscina di Siloè (che tradotto significa inviato = Gesù è l’inviato del Padre) e tornò a vedere.

SIR

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