5° Domenica di Quaresima

L’evangelista Giovanni ci porta ai giorni ormai vicini alla passione di Gesù.

Viene esaltata la grande amicizia di Gesù con una famiglia composta di tre fratelli, Lazzaro, Marta e Maria che vivevano a Betania. Un giorno Gesù arrivò con il suo seguito e si autoinvitò a pranzo. C’era una gran daffare per la povera Marta che chiese a Gesù di dire a sua sorella Maria di darle una mano. Gesù invece lodò Maria, che era seduta ai suoi piedi, per ascoltare la sua parola. Certo, il modo di fare di Gesù era diverso da quello di Marta!

Gesù era lontano da Gerusalemme quando gli viene detto che Lazzaro era molto malato, agonizzante. Non corre subito al suo capezzale, ma si intrattiene ancora lontano dall’amico sofferente. Quando decide di andare, ormai era troppo tardi. Lazzaro era già morto e sepolto da quattro giorni.

Al suo arrivo viene contestato prima da Marta: “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” e poi da Maria che gli ripete la stessa accusa. Ma Gesù chiede ad entrambe di professare la loro fede in Lui che si proclama la resurrezione e la vita. La gente, sempre pronta a criticare gli muove la stessa critica.

Gesù prega il Padre sia per lodarLo che per chiedere di essere fedele alla sua missione.

 

Gesù si commuove non solo davanti alle due sorelle affrante dal dolore, ma anche davanti alla tomba scavata nella roccia dove giace ormai da quattro giorni ed emana brutto odore il povero Lazzaro. Gesù ordina di togliere il masso che chiudeva quella tomba e con voce forte ordina a Lazzaro a uscire fuori da quella tomba. Il morto riprende vita ed esce con difficoltà perché legato dalle bende funerarie ed una volta liberato viene riconsegnato al calore della sua famiglia.

Gesù, dopo essersi proclamato acqua viva (episodio della Samaritana); luce del mondo (episodio del cieco nato) si proclama la vita e resurrezione dell’uomo. “Chi crede in me non morrà in eterno” aveva detto alle due sorelle in lacrime. Esse hanno posto la loro piena fiducia in Lui e come conseguenza della loro fede hanno ottenuto quanto avevano chiesto e sperato. Il tempo di Dio non è il tempo dell’uomo.

In questa domenica di quaresima, l’ultima del lungo camino, e prima di entrare nel periodo della settimana santa, Gesù si pone di fronte all’uomo di oggi.

Quante volte, ancora  oggi, guardando dalla parte dell’uomo, chiediamo al Signore di liberarci dalla malattia e dalla morte non solo quella nostra, ma di tanti innocenti e di tante persone per tanti motivi tentano di uscire dalle grinfie della morte, ma sembra che rimanga muto e sordo alle suppliche. Non sarà forse colpa della tomba che ognuno porta in se?

Guardando dalla parte di Gesù: quante persone vogliono rimanere nella “propria tomba”, protetti dal masso, per non essere coinvolti dalla Parola che dona la vera vita. Sembra facile vivere nella sordità, protetti dalla grossa pietra dell’egoismo, delle proprie convinzioni, senza mai mettersi in gioco ed in ascolto di una voce che con forza grida la vita.

Gesù, ancora oggi, urla la sua  certezza: esci fuori dove c’è luce, acqua, vita. E’ la sfida di mettersi in confronto con chi può più di noi. Non per essere atterriti ed atterrati, ma per essere sciolti dai legami che ci tengono prigionieri di tutto ciò che non è vita. Gesù sfida il “cattivo odore” della morte per darci il profumo della vita abbondante che proviene dall’amicizia vera e sincera con Lui.

La tentazione di lasciarsi sopraffare dalla morte è grande. Vivere come si vuole e come si puole, evitando di  affrontare il grande tema della resurrezione. La vita continua oltre la morte e perché questa vita possa essere piena, abbondante, si deve combattere, qui sulla terra, lungo il nostro pellegrinare, tutto ciò che ostacola la vita.

Quello che si chiama peccato è la malattia che ignorata, trascurata, non curata, ci conduce alla morte che impedisce di sentire quella voce amicale che ci chiama alla vita.

Sembra che oggi non si voglia ascoltare cose che ci mettono in crisi. Non vogliamo sentire dei no. Sembra di vedere tanti bambini che fanno capricci per ottenere ciò che vogliono pur sapendo che questo non porterà alla vera gioia. Bambini, o come qualcuno ha detto “bamboccioni” che non vogliono intraprendere il cammino della vita, non perché mancano i mezzi, ma solo perché non vogliono. Hanno paura di affrontare una voce che li interroga e li vorrebbe coinvolti in un cammino che porta lontano.

Ancora oggi il grido di Gesù: “Vieni fuori” è valido. Tocca a ciascuno di noi rispondere e ubbidendo a quella voce ritorneremo alla vita.

SIR

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