Michele e Francesco

Nel 2001 iniziai la mia avventura filippina. Mi trovavo là per inaugurare un piccolo ospedale in memoria del carissimo p. Luigi M. Loi o.p. morto improvvisamente il 6 giugno 2000.FrancescoQuesta struttura si trova nell’Isola di Samar a circa un’ora di volo da Manila. Dopo un viaggio di circa tre ore in macchina, su una strada pericolosa, sono arrivato al paese che si chiama Dolores, nella parte est dell’Isola e nella diocesi di Borongan. Un paese di circa 45000 di abitanti, ma senza strade, con l’elettricità a intermittenza e senza telefoni. Francesco
Il giorno 21 giugno, onomastico del p. Luigi, inaugurai questo ospedale, l’unico posto sanitario nella zona. Fra i tanti ospiti e bambini, notai un piccolo gruppetto, ben vestito con degli strani cappellini colorati che facevano una tenerezza enorme. Chiesi alle suore chi fossero e mi dissero sono i nostri ospiti nell’orfanotrofio di Borongan. Nel pomeriggio mi accompagnarono a visitarli nella loro casa. Anche lì tanta povertà, e trovai anche dei bambini piuttosto mal messi in salute. Erano gli ultimi arrivati. Promisi che sarei tornato l’anno dopo per una visita più lunga. Mantenni la promessa e passai un giorni intero assieme a questi piccoli. Dopo pranzo, mi sono messo a giocare con loro e mi meravigliò il fatto che due di loro mi rimasero appiccicati. Non mi lasciarono un istante. Chiesi alle suore da dove provenivano questi piccini. Molti sono orfani di un genitore e che per motivi di povertà il genitore superstite è costretto ad affidarli alle cure delle suore; altri vengono da esperienze terribili vissute in famiglia.
MicheleChiesi i nomi di questi due piccoli: Francesco e Michele fu la risposta. Non mi scordo il pianto di Michele quando mi vide salire in macchina per andare via. Ero tentato di scendere, prenderlo e nasconderlo in una valigia per portarmelo in Italia. Sono ritornato a trovarli ancora nel 2007 e li ho trovati cresciuti e molti birboni. La suora mi diceva che davano da fare più di tutti gli altri messi assieme. “Non sarà perché tu li proteggi?” mi chiese la suora. Forse, sarà.

Forza Michele,  forza Francesco.

SIR

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